Ci sono viaggi che si fanno per vedere un luogo e altri che si fanno per capire qualcosa di sé. Il nostro Cammino di Santiago appartiene decisamente alla seconda categoria.
Nell’agosto 2024 abbiamo deciso di affrontare il Cammino Francese, partendo da Sarria e arrivando a Santiago de Compostela. Non per motivi religiosi, ma per vivere un’esperienza diversa, fatta di famiglia, natura, incontri e quella particolare atmosfera di solidarietà che accompagna ogni pellegrino.
E, soprattutto, per scoprire cosa succede quando metti insieme una bicicletta, cinque tappe, qualche salita e una buona dose di incoscienza. 😅
Da Sarria a Santiago: cinque tappe, infinite storie
Il nostro viaggio è cominciato a Lugo, dove abbiamo lasciato l’auto per raggiungere Sarria, il punto di partenza del nostro percorso.
Da lì sono iniziate cinque tappe in bicicletta verso Santiago.
La prima, da Sarria a Portomarín, ci ha fatto capire immediatamente che il Cammino non sarebbe stata una passeggiata. O meglio, una pedalata.
L’entusiasmo iniziale ha lasciato rapidamente spazio alla fatica. Arrivati a Portomarín eravamo decisamente provati e già alle prese con i primi dolori.
E proprio qui è arrivato uno dei primi episodi memorabili del viaggio: qualcuno è riuscito a chiudersi fuori dalla propria camera, costringendosi a rientrare… dalla finestra.
Perché, in fondo, anche gli imprevisti fanno parte del Cammino.
La seconda tappa, da Portomarín a Palas de Rei, è stata quella dei dolori alla schiena e della ricerca continua di qualcosa da mangiare che potesse restituirci un po’ di energia.
Poi Palas de Rei – Arzúa, la tappa più lunga, quella in cui la fatica cominciava davvero a farsi sentire.
Da Arzúa a O Pino, invece, il percorso è sembrato quasi una passeggiata rispetto ai giorni precedenti: una tappa più veloce e tranquilla, anche se con qualche preoccupazione per l’alloggio.
Infine l’ultima tappa: O Pino – Santiago.
Boschi, salite, stanchezza e quella consapevolezza che ormai mancava davvero poco.
E poi Santiago.
La fatica è parte del viaggio
Il Cammino ci ha insegnato una cosa molto semplice: la destinazione conta, ma è il percorso a costruire il ricordo.
La stanchezza è stata una presenza costante. Schiena dolorante, gambe provate e quella sensazione di chiedersi, ogni tanto: «Ma chi ce l’ha fatto fare?».
Ma proprio questa fatica ha reso ancora più bello arrivare.
Il Cammino non è stato perfetto. Anzi.
Prima dell’ultima tappa siamo stati anche rallentati da una porta del bagno rimasta bloccata. Un altro piccolo dramma da aggiungere alla collezione.
Ma forse è proprio questo il bello: il viaggio vero non è quello in cui tutto va secondo programma. È quello in cui gli imprevisti diventano storie da raccontare.
Il Cammino si mangia
Se c’è una cosa che ci ha accompagnato quasi quanto le frecce gialle, è stata la gastronomia galiziana.
Dopo chilometri in bicicletta, ogni pasto assumeva un valore quasi spirituale.
Abbiamo incontrato il pulpo a la gallega, empanadas, paella, crocchette, patatas bravas e naturalmente la Tarta de Santiago.
E poi il vino Albariño e la sangria, perfetti per celebrare la fine di una giornata di cammino.
Il cibo, in questo viaggio, non è stato semplicemente nutrimento: è stato un altro modo per entrare in contatto con il territorio e con le persone.
Le persone che incontri lungo la strada
Una delle cose più belle del Cammino sono gli incontri.
Tra le persone conosciute lungo il percorso c’è Dario, un pellegrino di 85 anni arrivato da Moncalieri, alla sua prima esperienza sul Cammino.
Un uomo capace di percorrere chilometri a una velocità sorprendente.
Dario ci ha ricordato che non esiste un’età giusta per partire.
Esiste soltanto la voglia di mettersi in cammino.
Abbiamo inoltre partecipato alla messa dei pellegrini a O Pino, vivendo anche quella dimensione spirituale che, indipendentemente dalla propria fede, è impossibile non percepire lungo il Cammino.
Finalmente Santiago
E poi arriva il momento che tutti aspettano.
Santiago de Compostela.
L’arrivo è stato un vero e proprio caos meraviglioso: pellegrini ovunque, emozioni, abbracci, persone che si fermano, si siedono, baciano la terra o la Cattedrale.
Dopo giorni di fatica, arrivare davanti alla Cattedrale significa improvvisamente rendersi conto che ce l’hai fatta.
Non importa quanto sei andato veloce.
Non importa quante volte hai pensato di non farcela.
Sei arrivato.
Ma il viaggio non era ancora finito
Per noi Santiago non è stata la fine.
Dopo il Cammino abbiamo deciso di proseguire verso la Costa della Morte, trasformando questa esperienza in un secondo viaggio dentro il viaggio.
Con un tour organizzato da Galicia Travel abbiamo scoperto alcuni degli angoli più suggestivi della costa galiziana.
Abbiamo attraversato Puente Maira, visitato Muros, antico villaggio di pescatori, e raggiunto Finisterre, il celebre Kilometro Zero dove un tempo si pensava finisse il mondo.
Davanti a noi soltanto l’oceano, il faro e un vento capace di ricordarti quanto la natura possa essere potente.
Poi Muxía, con il Santuario della Vergine della Barca affacciato sull’oceano e circondato dagli scogli.
Se Santiago rappresentava la fine del nostro cammino, Finisterre sembrava invece indicarci che ogni fine può essere l’inizio di qualcosa di nuovo.
Un viaggio di nozze molto diverso
Il nostro Cammino di Santiago è stato, a tutti gli effetti, un viaggio di nozze.
Ma non il classico viaggio di nozze.
Niente resort, niente spiagge tropicali, niente giornate trascorse senza fare nulla.
Abbiamo scelto biciclette, salite, dolori alla schiena, porte bloccate, pioggia, chilometri, tapas, incontri e tanta voglia di scoprire.
E forse proprio per questo lo ricorderemo sempre.
Perché il Cammino ci ha regalato molto più di una destinazione.
Ci ha regalato storie.
Ci ha regalato persone.
Ci ha regalato fatica.
E soprattutto ci ha ricordato che viaggiare insieme significa anche affrontare insieme la strada, soprattutto quando la strada sale.
Santiago era la meta. Il vero viaggio, però, è stato tutto quello che abbiamo vissuto per arrivarci.